FIGURE DI SPECCHI IN DESIDERIO DI CONTEMPLAZIONE

Non si rintraccia nel panorama della produzione artistica tramite fotografia, una così chiara impronta come nella personalissima modalità che propone Silvia Ripoll Lòpez nella prima esposizione di sue opere.

In altre occasioni abbiamo definito i suoi ritratti “visibilità mutanti con seconda pelle”, oppure, citando Rainer Maria Rilke, ricordato quanto ebbe a scrivere ne I quaderni di Malte Laurids Brigge: “C’è un’infinità di uomini, ma i volti sono ancor più numerosi poiché ciascuno ne ha più d’uno”.

Quelli di Silvia Ripoll Lòpez, frequentemente femminili e sui quali compie un esercizio esoterico di sperimentazione, non si sottraggono alla visibilità di chi ha desiderio di coglierne la misteriosa bellezza.

Come in un gioco rituale di specchi tra opposte pareti, che si scrutano ansiosi di conoscersi, il risultato combinatorio della metamorfosi pare sia un soffio, su nudo di spalle, a far sbocciare un fiore, o quando accade che irrequieto, cambiando direzione, il vento confida un desiderio di carezze ed è in quell’altra fisionomia il godimento riconoscitivo nella sua diversa definizione.

Opera di magia, si può ipotizzare, sondando la capacità di guardare di chi si pone al suo cospetto in cerca dell’emozione che suscita l’inaspettata bellezza.

I ritratti hanno, nei colori che li contornano, le luci delle stagioni; da natura di altra carne, l’oro zecchino delle foglie dei boschi cui Idrisi diede nome; l’incanto del bianco dei gigli delle pitture le venature di sangue dei marmi delle rocche; le foglie d’acanto del silenzio delle cattedrali.

Sbaglierebbe chi ritenesse che questo universo dell’anima sia custodito soltanto in musei e nell’imponenza delle opere di maestri venerati.

E’ vero che, a saperli ascoltare, là riposano senza perdita di parola, i sogni dell’arte e della vita, il lavoro che li racconta proponendoci le loro storie: è l’esperienza dell’umanità, nella sua evoluzione, che parla delle nostre radici.

La bellezza non ha quindi luoghi esclusivi; la sua rappresentazione, felice o tragica, giunge dal tempo del primo segno di artiglio: è la vita, nella modificabilità immaginativa del gesto umano quando si pone alla contemplazione creativa di una immagine.

Occhi che guardano altri occhi possono cogliere nei ritratti di Silvia Ripoll Lòpez, una intensità di stupore nella disponibilità che sanno offrire: i soggetti degli stessi non sono in posa – bellezze serene e inquiete con un loro racconto da sillabare –, ma partecipano, con una disponibilità emotiva alla condivisione dell’atto creativo dell’artista-madre nella redifinizione della loro bellezza: un compiuto di natura rifiorisce con una metamorfosi, sicché la morbidezza della bellezza che ne scaturisce, si completa con una trepidazione.

Passi per un omaggio al poeta conterraneo della Lòpez, Luis de Góngora, la citazione di un verso dei suoi Sonetti:  “Il sogno, impresario di finzioni nel suo teatro che s’arma sul vento, ombre suol vestir di belle forme”.

 

Nel museo d’arte Sacra, S. Salvatore di Fitalia, Messina, con una Mostra sul tema: “VISIBILITA’ MUTANTI” di Silvia Ripoll Lòpez e di Giovanni Torres La Torre, nasce la smarfonpittografia dell’Artista spagnola e siciliana.

Inaugurazione il 27 luglio 2018, ore 20.